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Truffa da 3 milioni e mezzo di euro. Sequestrata azienda farmaceutica: tra gli indagati dipendente comunale

I finanzieri di Lecce hanno apposto i sigilli ai locali della Sparkle, azienda che produce radiofarmaci a Casarano. Tra il 2007 e il 2011, i soci hanno ricevuto un ingente finanziamento comunitario a fondo perduto, facendo ricorso a un raggiro. I legali rappresentanti della società, e quelli delle ditte azioniste, sono stati denunciati assieme a un’impiegata del municipio

Un momento della conferenza stampa presso il comando provinciale

CASARANO – Questa volta, ad essere sottoposti a una "radiografia" sono stati loro, da parte dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Lecce. I militari coordinati dal colonnello Nicola De Santis, hanno apposto i sigilli allo stabilimento dello stabilimento “Sparkle srl”, nelle campagne di Casarano, un’azienda specializzata nella produzione di un farmaco per la diagnostica delle malattie tumorali. Si tratta del Fluorodeossiglucosio, un medicinale utilizzato come liquido di contrasto per gli esami radiologici della Pet.

Cinque individui sono stati iscritti nel registro degli indagati, per i reati di truffa ai danni della Comunità europea, falso ideologico e abuso d’ufficio: tra i denunciati, anche una dipendente del Comune di Casarano. Al termine dell’indagine coordinata dal pm della Procura della Repubblica, Massimiliano Carducci, sono finiti nei guai Gianluca Valentini, amministratore della Sparkle, Paola Panichelli, socia per il 26 per cento, Mauro Ballante, che detiene un ulteriore 10 per cento delle quote societarie, Sergio Foresi, rappresentante di un’altra società collegata alla Sparkle, e Caterina Mastrogiovanni, dipendente del municipio casaranese.

Il valore del sequestro, il cui decreto è stato emesso dal gip del Tribunale di Lecce Carlo Cazzella, è di tre milioni e 659mila euro: un importo equivalente alla metà del finanziamento richiesto e ottenuto a fondo perduto negli anni scorsi, per incrementare l’occupazione e investire sulla struttura e sui macchinari. Gli anni in cui l’azienda, sede salentina di un consorzio marchigiano, avrebbe beneficiato di quella somma ingente, sono quelli compresi tra il 2007 e il 2011. Poi l’inchiesta condotta dai militari delle fiamme gialle ha subito degli intoppi temporali per una questione di competenza territoriale: il fascicolo di indagine è stato, alla fine, affidato alla Procura della Repubblica di Lecce. I militari hanno pertanto proseguito con il cosiddetto sequestro preventivo “per equivalenza”, che scatta laddove non sia possibile recuperare l’importo in denaro indebitamente percepito. E ottenuto in questa occasione dalla Comunità europea., nell’ambito del Progetto integrato territoriale denominato “Pit 9”.

IL VIDEO DEL SEQUESTRO

Durante l’attività investigativa svolta dalla guardia di finanza, sono emerse subito alcune irregolarità nella richiesta e nella gestione dei fondi erogati per la realizzazione dello stabilimento che risultava privo di autorizzazioni del ministero dello Sviluppo economico e dei pareri della Asl e del comando dei vigili del fuoco. Il rilascio del permesso a costruire da parte del Comune di Casarano, invece, c’è stato. Ma non si tratta dell’unica anomalia. Per procedere all’aumento del capitale sociale – una soglia minima era uno dei parametri essenziali per accedere ai fondi  europei- il management della società ha proceduto dapprima al versamento delle quote richieste (complessivamente una somma di 3,3 milioni di euro), per poi riappropriarsene. In patica, avrebbe prelevato e versato nell’arco di poche ore, le cifre. Queste ultime sarebbero state utilizzate come caparra confirmatoria di un contratto di appalto da parte di due imprese. Il tutto, rigorosamente fittizio.

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