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Lotta al clan di Afendi, "erede" che custodisce la foto di Potenza in auto

La guerra di mala casaranese scaturisce, come era prevedibile, dalla gestione dello spaccio di stupefacenti. Comune denominatore tra i tre agguati degli ultimi tre anni, la figura di Augustino Potenza, il 42enne assassinato

Un momento della conferenza stampa di oggi.

CASARANO – La presenza di Augustino Potenza, evidentemente, non si è mai eclissata. Il fermo di Giuseppe Moscara, il 24enne presunto autore del tentato omicidio di Afendi, non sconvolge più di tanto. Ritenuto vicino al clan “Montedoro”, il nome del giovane sorpreso sabato sera dai carabinieri sull’uscio di casa, era stato indicato proprio un anno addietro dal collaboratore di giustizia, come esecutore materiale dell’agguato teso a Luigi Spennato (nel novembre del 2016), erede naturale del 42enne assassinato.

Ora un fatto di sangue a tre anni esatti da quell’omicidio. Il 26 ottobre del 2016, Potenza morì nel parcheggio di un centro commerciale, sotto una fitta pioggia di colpi di arma da fuoco. Infine, il 25 ottobre scorso, la trappola a suon di kalashnikov tesa ad Antonio Amin Afendi, 28enne attualmente convivente della vedova di Augustino Potenza e naturale erede del gruppo di Spennato. La fotografia di Casarano che viene fuori dalla camera oscura degli inquirenti è un’immagine dai colori torbidi. Piena di coni d’ombra che lasciano immaginare una comunità sommersa. Parallela. Il tessuto malavitoso è caratterizzato da una lotta per la spartizione dell’eredità criminale, come hanno avuto occasione di sottolineare il comandante provinciale dell’Arma, il colonnelltentato omicidio AFENDI.JPG 2-2o Paolo Dembech e quello del Nucleo investigativo, il maggiore Francesco Mandia, in sede di conferenza stampa. 

Quello che è accaduto a fine ottobre, dunque, appare come la fisiologica, “ovvia” conseguenza che deriva dalla disarticolazione della cellula mafiosa facente capo a Montedoro. In questo contesto, Afendi sarebbe divenuto l’erede naturale del gruppo di Potenza. Tanto che, come accennato, ne ha sostituito il posto anche in famiglia, affiancando la vedova Potenza alla quale è ora legato sentimentalmente. Quando si parla di controllo del territorio da parte dei gruppi criminali, il riferimento è al mercato dello spaccio di stupefacenti. È quello che Afendi avrebbe cercato di gestire, peraltro in autonomia, scatenando ire e gelosie dei gruppi rivali. Nulla di nuovo sotto il sole, praticamente. Dinamiche mafiose viste e riviste anche in passato.

A confermare la guerra di mala in corso tanti elementi che, inanellati tra loro, evidenziano la stessa modalità del tentato omicidio: come per gli altri due agguati ai danni di Potenza e Spennato, anche l’ultimo è stato eseguito servendosi di armi da fuoco, agendo in luoghi pubblici, molto frequentati e in orari in cui anche un bambino può trovarsi per strada. Col rischio di provocare tragedie. Lo stesso utilizzo di una vettura rubata, alla quale è stata sostituita una targa altrettanto rubata, lascia presagire la premeditazione e la pianificazione “professionale” e chirurgica di quello che doveva essere un omicidio. Esattamente come per gli altri due fratti di cronaca di tre anni fa. IMG-9308-2

Spennato, il 41enne gravemente ferito nel 2016,  era il "socio" d'affari di Potenza, con il quale aveva condiviso un lungo periodo di detenzione e una complessa vicenda giudiziaria dalla quale entrambi erano stati assolti. Aveva sostituito l’amico subito dopo la sua violenta morte, prendendo in mano gli affari del clan con l’aiuto dello “stagista” Afendi. Più giovane d’età, Afendi era avviato a subentrargli. Cosa che poi è di fatto accaduta al momento del ferimento di Spennato. Afendi era l'erede designato e non solo un amico di Potenza, di cui peraltro conserva amorevolmente l’immagine nella propria autovettura. La stessa Volskwagen che è stata poi colpita venerdì scorso da colpi di fucile e mitragliatore.

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